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ritrovamenti archeologici

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MessaggioOggetto: ritrovamenti archeologici   Sab Gen 05, 2008 10:18 am

Fra la Via La Farina, Via Industriale e Via Nicola Scotto ci sono le traccie del vero primordio della città di Messina

In un comunicato stampa Rete ecologia socila e verdi non nasconde l'entusiasmo per i ritrovamenti e invita i rappresentanti politici e istituzionali a valorizzare tali ritorvamenti archeologici.

“Zancle fu in principio fondata da’ pirati andativi da Cuma… ma in seguito dalla Calcide e dal resto dell’Eubea vi andò gran gente che ne possedette in comune il territorio; e capi di quella colonia furono Periere e Cratemene, l’uno di Cuma, l’altro di Calcide. Da principio i Siculi la chiamavano Zancle, perché… ha la figura di una falce, e i Siculi chiamano appunto zanclo la falce”.
In questo famoso passo, riguardante la fondazione della colonia greca di Messina, risalta il fatto che Tucidide per ben due volte dica “in principio”. Si tratta della narrazione del vero primordio della città, destinata a sposare quel sito sulle rive dello Stretto e a non tradirlo più, a non abbandonarlo più per ventisette secoli. Di quell’atto fondativo oggi abbiamo un riscontro, non più solo narrato, ma visibile: ce lo restituisce lo scavo archeologico nell’area compresa fra via La Farina, via Industriale e via Nicola Scotto. L’entusiasmo di chi ci ha lavorato in questi ultimi mesi è assolutamente comprensibile e condivisibile: nello strato più profondo ci sono le tracce evidenti del rito sacrificale di fondazione.
In quell’area osservata accuratamente e scientificamente dagli occhi attenti e amorevoli di quattro donne – Giovanna Maria Bacci, Gabriella Tigano, Maria Ravesi e Giusi Zavettieri – e nello scavo seguito diligentemente da Angelo Maressa, è riaffiorata un’area sacra di età compresa fra l’ottavo e il sesto secolo a.C., qualcosa che non ha eguali in tutta la Magna Grecia e in Sicilia. Una scoperta eccezionale, che apre un cantiere di studio per archeologi e storici, ma che costituisce anche un punto fermo nella millenaria vicenda di Messina e un richiamo forte dell’identità dei messinesi.
“Hic manebimus optime” sembra abbiano detto pirati, naviganti, mercanti, agricoltori e artigiani, greci e siculi, ventisette secoli fa, in quel luogo, e noi messinesi ci siamo ancora. Non lontano da quel luogo, sempre su via La Farina, aveva la sua casa Giuseppe Restifo, falegname. Durante la guerra sfollò a Francavilla di Sicilia; quando tornò la casa non c’era più, distrutta dai bombardamenti. Ma suo figlio, Paolo Restifo, non volle venire via da Messina, e così il figlio di suo figlio. Ogni famiglia messinese potrebbe raccontare una storia simile, di attaccamento – malgrado tutto - a un sito che, ai suoi occhi, non ha pari al mondo. Ma oggi lo scavo di via La Farina chiude; non ci sono più soldi per proseguire i lavori e soprattutto si è nella più completa incertezza circa il futuro di quei resti archeologici, di quel monumento della storia e della memoria di Messina. Ci sono persino i debiti con il costruttore del complesso Colapesce, che ha anticipato oltre centomila euro.
Il rischio di una colata di cemento non è però un’incognita, è reale, tangibile. Di fronte al privato solitamente tutte le istituzioni messinesi e siciliane si inchinano, non c’è legge di salvaguardia, di protezione dell’interesse generale e dei beni comuni che tenga: il “dio profitto” richiede sacrifici e riti, prontamente apprestati da onorevoli e funzionari, sindaci e presidenti. Si trovano al volo 80 mila euro per far cantare Ron a piazza Duomo, ma quelle mani e quegli occhi che disseppellivano le fondamenta della città non ne hanno avuti più di 35 mila. Né basta l’impegno volontario degli studenti della Facoltà di Lettere, che hanno collaborato allo scavo anche nelle feste natalizie, in mezzo al fango e al freddo.
La Rete di ecologia sociale-Verdi chiede alle istituzioni uno scatto d’orgoglio, un impegno altrettanto solidale, a cominciare dal commissario straordinario al Comune, Gaspare Sinatra, e dal presidente uscente della Provincia, Salvatore Leonardi. Così in ugual modo si dovrebbe attivare la deputazione regionale della città, che pure annovera sensibilità di uomini di cultura, perché la Regione intervenga adeguatamente a salvaguardia dell’area archeologica primigenia di Messina. Il Prefetto potrebbe innescare una Conferenza dei servizi, convocando anche la Soprintendenza oltre agli altri Enti, per predisporre un progetto di salvaguardia primaria di questo bene collettivo. D’altronde tutti i politici che ci parlano di una futura Messina “città turistica” dovrebbero riflettere su cosa questa città offra di turistico.
In altri luoghi – è banale dirlo – un rinvenimento archeologico come quello di via La Farina susciterebbe iniziative, non prive di ricadute economiche. Qui – al di là di ogni discorso sul cosiddetto “water front” – non si può consentire che il cemento ricopra vestigia e memoria, come purtroppo è avvenuto già in troppe altre occasioni a Messina. Sarebbe l’ennesima opportunità lasciata perdere, in una città che, a furia di insistere pervicacemente sull’edilizia privata, s’è chiusa una serie di prospettive occupazionali, di sviluppo, persino di rispetto dei luoghi e dell’identità degli abitanti.



venerdì 4 gennaio 2008 il cittadino di Messina
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MessaggioOggetto: Re: ritrovamenti archeologici   Sab Gen 05, 2008 11:07 am

Ciao Salvo sono appena entrato e già trovo un argomento che mi sta a cuore.
Ho notato che anche tu ti interessi di archeologia, dato che riporti un articolo sul cantiere di via la farina.
Io, e credo anche tu, eri a conoscenza di questi scavi da diverso tempo, ed ho provato grande soddisfazione nel vedere tutta la stampa locale improvisamente interessata all'argomento, ho creduto che forse l'avvento del 2008 avesse risvegliato la coscienza messinese, insomma anno nuovo vita nuova.
Però qualche perplessità, e credo fondata, mi nasce nell'aver letto che proprio ieri è terminato il finanziamento elemosina elargito dalla regione. Infatti mi chiedo: dato che sull'importanza dello scavo se ne era parlato tempo fa e che qualcuno aveva sussurrato, e qualche altro gridato, che il finanziamento non sarebbe sicuramente bastato per completare la campagna di scavo, considerato che non si può sempre chiedere al privato di finanziare l'interesse pubblico, anche perchè poi si rischia di mettersi sotto scacco del privato che finanzia, in quanto si sente padrone dello scavo e magari pensa di poter valutare lui quanto sia imporante il ritrovamento oggetto di studio (cosa che, leggendo le varie inerviste sui giornali, credo si sia verificata anche in questa occasione), perchè la nostra stampa non ha pensato di interessarsi prima dell'argomento???? Mi viene da pensare che tutto questo interesse sia nato proprio l'ultimo giorno per sentirsi la coscienza a posto, insomma per dire noi lo abbiamo detto, in ritardo ma lo abbiamo detto. Naturalmente la mia è una provocazione e tale vuole restare, anche perchè se davvero si fosse agito solo per facciata sarebbe tristimmo.
Però certo sottolineare che l'esigenza di reperire nuovi fondi per portare avanti questa campagna di scavo, andava fatta un po' di tempo prima, mi sembra doveroso.
Per altro posso dire che signori, a chi non avesse ancora capito, lì in quell'angolo di via la farina hanno poggiato la prima pietra per la fondazione di zancle. E se a roma per portare avanti una leggenda sulla grotta di romolo e remo i soldi li trovano, perchè a messina per chiarire la nostra storia certa abbiamo tanta difficoltà??? E solo pochi giorni dopo aver trovato in un battibaleno 80.000 euro per far salurare il 2008 a ron in piazza duomo....
Ultima provocazione e non vi annoio più. A milano fanno collette per portare ronaldino al milan, e se noi ne facessimo una per portare alla luce la nostra storia??? Pensiamoci....
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MessaggioOggetto: Re: ritrovamenti archeologici   Sab Gen 05, 2008 3:46 pm

Purtroppo ci penso sempre.
Quando leggo un articolo positivo tipo: in quell'area osservata accuratamente e scientificamente dagli occhi attenti e amorevoli di 4 donne.
Penso che danno l'anima lavorando e molto meno alla famiglia.
A quando leggo in un intervista il sig.soprintendente che dice:
<<capisco che è necessario coniugare le ragioni della tutela con quelle di chi deve costruire>>.
Penso perchè devono costruire a tutti i costi ?
perchè non si cerca di fare il bene di Messina e non quello dei costruttori ?
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MessaggioOggetto: Re: ritrovamenti archeologici   Sab Gen 05, 2008 5:00 pm

nel vocabolario italiano coniugare significa unire far coesistere, nel vocabolario mesinese invece significa far prevalere.
purtroppo anni di dirigenti e politici alla guida della nostra città hanno coniugato tanti e tanti di quelli interessi privati che certe dichiarazioni non stupiscono più.
mi stupirei del contrario e vorrei tanto stupirmi....
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MessaggioOggetto: Re: ritrovamenti archeologici   Lun Gen 07, 2008 8:08 pm

sicuramente qualche persona ha letto i nostri messaggi nel nostro piccolo grande forum.
''E' necessario coniugare le ragioni della tutela con le ragioni dello sviluppo, cioè di chi deve realizzare un complesso edilizio''

Se le cose affermate nell’intervista alla “Gazzetta del Sud” del 5 gennaio le avesse dette da semplice cittadino, nulla da eccepire; ma Gianfilippo Villari parlava del sito archeologico scoperto in via La Farina da sovrintendente ai Beni culturali di Messina. E allora la Rete di ecologia sociale-Verdi eccepisce che non compete al sovrintendente porsi il problema: “è necessario coniugare le ragioni della tutela con le ragioni dello sviluppo, cioè di chi deve realizzare un complesso edilizio”. Non tocca a chi ha il compito istituzionale di difendere i Beni culturali preoccuparsi di “trovare un punto d’incontro con l’interesse del privato”.
Perché se pure il sovrintendente parte già con l’intenzione di mediare su ciò che non è mediabile, in quanto bene di prevalente interesse collettivo, il destino dell’area archeologica di via La Farina appare segnato: finire in un sottoscala del costruendo Palazzo Colapesce. D’altronde è questa la sorte toccata già a un tratto delle mura greche in prossimità di piazza Trombetta ed è la sorte prefigurata per l’area dell’agorà greca fra piazza Duomo e il palazzo dei Leoni. Per non parlare dei resti di abitazioni dell’ottavo secolo avanti Cristo, spostati dalla sede dell’hotel Royal alla villetta antistante, dove sono diventati “quattro pietre” fuori posto e assolutamente anonime.
Al cittadino Villari la Rete di ecologia sociale-Verdi inoltre contesta l’idea di sviluppo, che consisterebbe nel “realizzare un complesso edilizio”. Niente di originale: la stessa pervicace idea che ha portato a un calo degli addetti dello stesso settore edilizio, a una devastazione del territorio senza pari e all’emigrazione proprio di quelle risorse umane più adatte alla valorizzazione dei Beni culturali. Il cittadino e sovrintendente Villari invece traccia a se stesso e a tutta la società civile un percorso: “Peccato che in Sicilia non è ancora applicata la legge sul cosiddetto ‘Impatto archeologico’, che risolve parecchi problemi e prevede indennizzi ai proprietari e snellisce le procedure burocratiche”.
L’attivazione di questa legge non dovrebbe essere difficile a tutti gli onorevoli che in questi anni hanno “visitato” la Soprintendenza, spesso – ma sarà stato un caso - in periodo elettorale, e che sempre hanno dichiarato di avere a cuore i Beni culturali messinesi. L’attivazione di quella legge consentirebbe la salvaguardia dell’intera area interna al Palazzo Colapesce, la sua protezione e la sua fruizione, lasciando all’arch. Geraci l’attraente compito di misurarsi con la ricostruzione dei beni edilizi già esistenti.



sabato 5 gennaio 2008 il cittadino di Messina


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MessaggioOggetto: Re: ritrovamenti archeologici   Lun Gen 07, 2008 9:24 pm

senza parole....
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MessaggioOggetto: Re: ritrovamenti archeologici   Ven Gen 11, 2008 1:51 pm

Area archeologica di Via La Farina, istituita la commissione tecnico-scientifica

E’ stata costituita nella giornata di ieri la commissione tecnico – scientifica che si dovrà occupare di salvaguardare la zona archeologica compresa tra Via La Farina e Via Oddo delle Colonne.
La Commissione avrà compiti di studio, supporto e collaborazione alle attività della Soprintendenza di Messina.
Ne fanno parte Giuseppe Voza, ex soprintendente di Siracusa con funzione di presidente, Nicola Aricò, già docente di Storia dell’Architettura e di Storia della città e del territorio presso l’Università di Messina, Giacomo Scibona, ricercatore presso l’Istituto di Archeologia del Dipartimento di Scienze dell’antichità dell’Università di Messina, e Giovanna Bacci, responsabile del Servizio per i Beni Archeologici della Soprintendenza ai Beni culturali di Messina.

“La commissione – ha spiegato l’assessore regionale ai Beni culturali, ambientali e alla Pubblica Istruzione, Lino Leanza è chiamata a fornire valutazioni e proposte sugli importanti rinvenimenti nell’area di via La Farina, a Messina. C’è da parte nostra grande attenzione nei confronti di questo scavo, ci muoveremo in tempi brevi per rispondere alle attese della città, evitando ogni sorta di speculazione”.

11-01-2008 tempo stretto
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MessaggioOggetto: Re: ritrovamenti archeologici   Ven Gen 11, 2008 2:01 pm

salvo ha scritto:
Area archeologica di Via La Farina, istituita la commissione tecnico-scientifica

E’ stata costituita nella giornata di ieri la commissione tecnico – scientifica che si dovrà occupare di salvaguardare la zona archeologica compresa tra Via La Farina e Via Oddo delle Colonne.
La Commissione avrà compiti di studio, supporto e collaborazione alle attività della Soprintendenza di Messina.
Ne fanno parte Giuseppe Voza, ex soprintendente di Siracusa con funzione di presidente, Nicola Aricò, già docente di Storia dell’Architettura e di Storia della città e del territorio presso l’Università di Messina, Giacomo Scibona, ricercatore presso l’Istituto di Archeologia del Dipartimento di Scienze dell’antichità dell’Università di Messina, e Giovanna Bacci, responsabile del Servizio per i Beni Archeologici della Soprintendenza ai Beni culturali di Messina.

“La commissione – ha spiegato l’assessore regionale ai Beni culturali, ambientali e alla Pubblica Istruzione, Lino Leanza è chiamata a fornire valutazioni e proposte sugli importanti rinvenimenti nell’area di via La Farina, a Messina. C’è da parte nostra grande attenzione nei confronti di questo scavo, ci muoveremo in tempi brevi per rispondere alle attese della città, evitando ogni sorta di speculazione”.

11-01-2008 tempo stretto


commissione di tutto rispetto, c'è anche il prof. Scibona, ma del vincolo ancora nessuna risposta perchè?
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MessaggioOggetto: Re: ritrovamenti archeologici   Gio Gen 24, 2008 12:08 am

Si ritorna a parlare.
Ieri nella trasmissione della rtp sciarada c'è stato un confronto tra il soprintendente e l'architetto della ditta.
Forse si è arrivati ad una decisione o si aspetta ancora il T.A.R.?
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MessaggioOggetto: Re: ritrovamenti archeologici   Gio Gen 24, 2008 3:28 pm

Se si continuano gli scavi alla fine bisogna fare un' area archeologica come quella dell'antica Tyndaris
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MessaggioOggetto: Re: ritrovamenti archeologici   Gio Gen 24, 2008 9:18 pm

salvo ha scritto:
Si ritorna a parlare.
Ieri nella trasmissione della rtp sciarada c'è stato un confronto tra il soprintendente e l'architetto della ditta.
Forse si è arrivati ad una decisione o si aspetta ancora il T.A.R.?


Impegni assunti da parte del costruttore, se la soprintendenza accetta la variante la ditta è disposta a continuare i lavori di scavo
e di fare tutto il possibile per rendere il sito fruibile.
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MessaggioOggetto: Re: ritrovamenti archeologici   Ven Feb 01, 2008 1:19 pm

salvo ha scritto:
salvo ha scritto:
Si ritorna a parlare.
Ieri nella trasmissione della rtp sciarada c'è stato un confronto tra il soprintendente e l'architetto della ditta.
Forse si è arrivati ad una decisione o si aspetta ancora il T.A.R.?


Impegni assunti da parte del costruttore, se la soprintendenza accetta la variante la ditta è disposta a continuare i lavori di scavo
e di fare tutto il possibile per rendere il sito fruibile.


La soprintendenza ha valutato l'offerta della ditta?
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MessaggioOggetto: Re: ritrovamenti archeologici   Ven Feb 01, 2008 6:01 pm

giulio ha scritto:
salvo ha scritto:
salvo ha scritto:
Si ritorna a parlare.
Ieri nella trasmissione della rtp sciarada c'è stato un confronto tra il soprintendente e l'architetto della ditta.
Forse si è arrivati ad una decisione o si aspetta ancora il T.A.R.?


Impegni assunti da parte del costruttore, se la soprintendenza accetta la variante la ditta è disposta a continuare i lavori di scavo
e di fare tutto il possibile per rendere il sito fruibile.


La soprintendenza ha valutato l'offerta della ditta?
purtroppo ancora non c'è nesuna notizia.
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MessaggioOggetto: Re: ritrovamenti archeologici   Ven Feb 08, 2008 12:16 pm



(fonte) gazzetta del sud
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MessaggioOggetto: Re: ritrovamenti archeologici   Dom Mar 02, 2008 5:39 pm

MESSINA.
Era la fine degli anni Sessanta.Le ferite dell’ultima guerra erano divenute unricordo lontano e, ripristinati gli edifici bombardati, la “cara, vecchia Messina” era tutta lì, tra l’azzurro del mare dello Stretto e il verde delle colline peloritane, a mostrare
ancora quasi intatto quell’armonico volto urbano e architettonico che ci saluta dalle foto e dalle cartoline di quegli anni.
Ma proprio allora quell’armonia architettonica, donataci nei primi decenni del Novecento da tanti maestri e artefici del “bel costruire”,
stava già vivendo i suoi ultimi momenti. Così, subito dopo l’amministrazione Trimarchi, con la prima grande alluvione del
cemento cominciavano ovunque a svettare e prime selve di gru, e nei sottostanti cantieri degli odierni palazzoni del centro città,
demoliti tanti vecchi edifici storici, nei suoli sconvolti traboccanti di tesori archeologici (affiorati e subito distrutti e dispersi),echeggiava sempre più ossessivo lo sferragliare della ruspa demolitrice. Era cominciato il “decennio merliniano”, ricordato come il
primo sacco edilizio di Messina. E da allora, fino all’ennesima, recente colata di “Oro Grigio”, quella ruspa non si è più fermata. Paradossalmente però come talvolta accade quasi a risarcire gli esiti di eventi
calamitosi - anche a Messina fu proprio la prima grande speculazione edilizia degli anni a cavallo del 1970, a tenere a battesimo la
fase pionieristica dell’archeologia urbana.
Una sorta di archeologia “di frontiera”, caratterizzata da una lunga (e indesiderata) serie di affioramenti di ricche aree
archeologiche, nei cavi di fondazione dei vari cantieri edili del centro città. Quasi tutte subito barbaramente distrutte … “per non
avere noie da quelli delle Belle Arti”.
Scoperte avvenute precipuamente nel decennio 1965-75, si caratterizzavano da pochi e limitati scavi regolari d’emergenza e
da fortunosi recuperi del salvabile. Scavi e recuperi posti in essere - a nome e per conto di una lontana Soprintendenza alle Antichità
della Sicilia Orientale, con sede a Siracusa -rispettivamente, dall’opera del giovane archeologo Giacomo Scibona e da quella di
Franz Riccobono con una nutrita pattuglia di altri giovani appassionati volontari, talvolta quasi eroicamente, inzaccherandosi fino alla
cintola nel fondo dei cantieri tra i solchi fangosi delle ruspe o rimestando nella terra di risulta dei lavori edili gettata dai camion
nelle discariche di Maregrosso e del Cavalcavia… per salvare almeno “pochi cocci” e la fugace documentazione di tante
aree archeologiche, altrimenti del tutto perdute. Come, viceversa, era quasi sempre avvenuto in precedenza, nell’indifferenza
generale. Dobbiamo, dunque, principalmente all’opera del giovane Scibona, da un lato, e, dall’altro, del Riccobono e degli altri giovani “di destra” del Circolo di Cultura “Corneliu Codreanu”, divenuto nel 1970 Sezione di Messina
dell’associazione Amici dei Musei, se per la prima volta anche a Messina l’archeologiacominciò ad avere qualche significato anche al di fuori di ristrettissimi ambienti accademici.
Oggi, in occasione dell’attuale campagna di scavi della soprintendenza di Messina nel cantiere dell’is.276-Palazzo Colapesce, in via Placido Samperi, si vuole ricordare un altro ingente ritrovamento archeologico, 40 anni fa proprio nelle immediate vicinanze di questo sito. Nel maggio 1968, lo sbancamento incontrollato per la costruzione dell’odierna palazzina ricadente nell’area adiacente dell’is.278, fino ad allora in gran parte occupata dai vecchi mulini De Natale, venne a riportare alla luce - subito cancellandola - un’analoga e coeva area archeologica greca. Ricchissima di materiali e, presumibilmente, di sconosciuti elementi strutturali, distrutti dai lavori del cantiere, questa stazione costituiva, evidentemente, un contesto attiguo o parte integrante dello stesso complesso greco arcaico oggetto degli scavi attuali nella vicina area di Palazzo Colapesce. L’area dell’insediamento greco dell’is.278 venne
così a costituire la prima, e purtroppo anche la meno tutelata, di tutta una lunga serie di cospicue aree archeologiche, affiorate a più
riprese in questi ultimi decenni entro una vasta zona costiera della città, delimitata a Nord da una zona ancora imprecisata della
penisola di S. Raineri e a Sud dalla via S. Cecilia. Pertinenti al vasto impianto urbanodella Zankle-Messana greca, di età arcaica, classica ed ellenistica, queste aree archeologiche, esplorate e in parte pubblicate e rese note dagli scavatori, principalmente gli archeologi Giovanna Bacci, Umberto Spigo e Gabriella Tigano, della soprintendenza di Messina – oltre ai precedenti scavi dello Scibona, nel 1972,
nell’area dell’is.224-ex Albergo Reale (oggi Hotel Royal) in via Tommaso Cannizzaro,con il primo recupero di strutture edilizie arcaiche, di VII secolo a.C., trasferite nell’antistante Villetta Quasimodo, e nel 1976 presso il binario n.8 della Stazione
Ferroviaria - sono comprese cronologicamente tra la seconda metà dell’ VIII e la metà circa del II secolo a.C., con una
particolare intensità di insediamento tra gli inizi del VII e la fine del V- inizi del IV secolo a.C.. In attestazione della lunga fioritura di
un’intensa vita urbana, impiantata tra la spiaggia dello Stretto e l’area falcata del porto, che, a partire da un primo sviluppo
della Zankle arcaica ionico-calcidese, dovrebbe aver avuto un punto d’arresto, a quanto pare registrato più o meno in
corrispondenza con la distruzione cartaginese del 396 a.C. - che segnò la fine
della Messana greco-siceliota, poi ripopolata in gran parte da elementi continentali, per lo più magnogreci e osco-campani -
per proseguire con fasi insediative sempre meno intense, fino in tarda età ellenistica e quasi a scomparire in età romana. Dagli interventi di emergenza nell’àmbito dell’is.278, necessariamente frettolosi e limitati dalle circostanze, a suo tempo effettuati per conto della Soprintendenza archeologica di Siracusa - ancora diretta da Luigi Bernabò-Brea - dall’ispettore onorario Giacomo Scibona e
dai volontari del Circolo “Codreanu”(Giuseppe Ardizzone, Andrea Bambaci,Adolfo Berdar, Guglielmo La Bruto, DinoFinocchiaro, Luigi Montalbano, Franz Riccobono, Nicola Schiavone ed altri ancora), nel sito del cantiere, in un contestodistrutto dai lavori edili, come nella vicina discarica del Cavalcavia, vennero recuperati vari lotti di materiali ceramici. Oltre allacompleta distruzione dei resti delle strutture edilizie, in origine certamente presenti nel sito, finì perduto un immenso corredo di reperti, parte del quale, commisto alla terra di risulta del cantiere, venne in più riprese scaraventato a mare dai camion nelle adiacenti discariche litoranee, allora in
funzione. Stando infatti a quanto ancor oggi
narrano in proposito i più vecchi “cercatori di monete” di Maregrosso, per diversi mesi la battigia e la terra di riporto sotto il Cavalcavia della Stazione apparivano zeppe come non mai di una quantità di “raste”, grezze e“disignate” - cocci o esemplari più o meno frammentari di vasellami, acromi, dipinti a vernice rossa o nera e figurati - mentre in numero esorbitante pare che fossero
“luminicchi”- lucerne fittili a olio, probabilmente dei più antichi tipi a tornio - (tanti fino a “galleggiare sull’acqua” prima diaffondare oltre la battigia) e “pupitti i crita” - statuette fittili, per lo più stilizzate figurine maschili ma più spesso femminili di devotiofferenti - reperti metallici d’ogni tipo e poi monete e ancora monete, da chiunque allora raccolte letteralmente “a chili” e certamente finite nel sempre fiorente mercato numismatico.
Doveva dunque trattarsi del discovrimento di un lembo dell’insediamento greco, comprendente, presumibilmente, un ignoto
santuarietto con una o più dense stipi votive, intercettate e disperse dai lavori del cantiere - forse di àmbito “ctonio”, cioè dedicato a
ignote divinità sotterranee, di carattere agricolo - analogo e coevo, appunto, al complesso sacro in atto restituito nel vicino
is.276, ma anche a quell’altro santuarietto “polìade” della città greca, scavato nel 1926- 27 da Paolo Orsi nei pressi della cuspide
dell’area falcata di S. Raineri, dedicato, quest’ultimo, alla ninfa “nettunia” Pelòrias,una semi-divinità marina di Zankle-Messana,
oggetto di un culto locale, documentato dal mito e da emissioni monetarie. Negli anni successivi, a partire dagli altrettanto ricchi
rinvenimenti nella vicina area dell’ex Albergo Reale, del 1972, numerosi e cospicui sono stati i ritrovamenti di contesti archeologici
analoghi a quel primo, “sfortunato” sito dell’is.278. Dall’area della Stazione Ferroviaria, sotto i binari dei treni, a ridosso
della porzione più interna dell’ansa portuale e agli inizi della penisola falcata di S. Raineri - anch’essi con numerosi materiali della fase
protoarcaica della Zankle calcidese, di VIIIVII a.C. (scavo Scibona 1976 e recuperi vari 1976-7Cool - e ancora più a Nord oltre l’ex
Cittadella (saggi Scibona 1984) e, a Sud, fino all’antica sponda destra del torrente oggi coperto dall’omonima via S. Cecilia, sono
andati via via affiorando consistenti depositi archeologici. Di tutta questa vasta areaarcheologica, l’importante complesso sacro
in corso di scavo nel cantiere dell’is.276 ne costituisce dunque - come annunziato dagli scavatori della Soprintendenza, Bacci e
Tigano - un punto focale di aggregazione, di fondamentale importanza, tra l’altro, per la conoscenza dell’apparato religioso-statuale
e comunitario dell’antica “polis” zanklea, contenente le vere e proprie “origini” di Messina (!). Si tratterebbe insomma, per la
Città del Peloro, di un’area archeologica con una situazione della stessa importanza, per intenderci, che per Roma ha la coeva
“fondazione romulea”, con i resti delle capanne e dell’antico culto di Romolo sul colle Palatino. Un’area sacra greca arcaica
peraltro integra in gran parte del suo tracciato strutturale di base. Pertanto, con buona pace di chiunque, da recuperare in
sito nella sua interezza. Da quel lontano 1968 di acqua sotto i ponti ne è passata tanta. Non invano. Adesso, grazie a questi
ultimi preziosi scavi, è affiorata anche l’anima religiosa dei progenitori ellenici di Messina. Che di identità ne ha un gran bisogno.
RICOSTRUZIONI.
Dal primo sacco edilizio a palazzo Colapesce Messina archeologica
Vicino l'area sacra scoperta di recente, quarant'anni fu ritrovato un importantei nsediamento cancellato dal cemento e dalle ruspe. Un errore da non ripetere Quell’armonia architettonica, donataci nei primi del Novecento, stava già vivendo i suoi ultimi momenti
Il giovane Scibona e Riccobono, quasi eroicamente tentavano di salvare almeno pochi cocci

L'area del ritrovamento a Palazzo Colapesce
Vertice il 5 marzo MESSINA.
Il cinque marzo ultima riunione della commissione di esperti incaricata dall'assessore regionale ai Beni culturali, Lino Leanza, per valutare l'entità dei ritrovamenti archeologici nel cantiere di Palazzo Colapesce a Messina (la più antica area sacra di Sicilia). I componenti dell'organismo hanno già sviluppato i loro pareri che saranno elaborati dal presidente Giuseppe Voza. ESPERTI

centonove.
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chi è causa del suo mal, pianga se stesso
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ritrovamenti archeologici

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